A trent’anni dalla pubblicazione, “ Don’t Look Back In Anger ” non ha perso un grammo della sua presa generazionale. Il capolavoro di Noel Gallagher non è mai diventato una reliquia del passato, restando tutt’oggi un punto di riferimento anche per chi, nel 1996, non era ancora nei pensieri del tempo. È dentro questa appartenenza che Shaza — cantautrice comasca classe 2007 — riapre il dialogo con il brano, dandone una rilettura di segno opposto, da una prospettiva radicalmente divergente. Quella di Shaza non è una cover né, tantomeno, un omaggio calligrafico. È, al contrario, un rigoroso lavoro di scavo. L’artista prende uno dei simboli più pervasivi del Britpop e lo conduce fuori dal perimetro degli stadi, dei singalong da pub e dei finali catartici di setlist, trascinandolo dentro la penombra di una stanza. L’enfasi si spegne, la voce si abbassa e il brano recupera una dimensione raccolta, quasi crepuscolare, privata di ogni velleità corale e della tracotanza degli anni Novanta. A gui...
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